21.6.09

Yo estoy aquì...














...torno tra qualche settimana!

16.6.09

Il più bello dei mari

Dedico questa poesia di Hikmet a tutti gli amori appena intravisti, sfiorati, mai sbocciati.

A chi prova l'emozione di un incontro speciale,
e non riesce ad abbandonarsi ai propri sentimenti.
A chi è legato dalle corde della paura,
e non si apre al nuovo per timore di sbagliare.
A chi ha detto "ti voglio",
e poi ha deluso l'amore.
A chi ha abbracciato un'anima,
fingendo che fosse solo un corpo.
A chi non si è sentito all'altezza,
ed è fuggito da vigliacco.
A chi ha mentito a se stesso,
negandosi il sogno.
A chi non sa cosa si è perso,
ma un giorno lo capirà.

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet

12.6.09

Manifestazione NO PONTE - 8 Agosto 2009

A TUTTI I SICILIANI.
Leggo, sottoscrivo e riporto da BlogStretto:

8 Agosto 2009
Manifestazione NO PONTE


Contro il Ponte e per la tutela dei territori


Il piano per le infrastrutture varato dal Governo si configura come un vero e proprio regalo nei confronti dei grossi contractor (Impregilo in testa) che fanno del rapporto con le istituzioni pubbliche la loro fortuna.
Dei 16 miliardi di Euro complessivi, 1,3 sono stati destinati al Ponte sullo Stretto, opera che ha acquisito un valore simbolico ormai superiore anche allo stanziamento previsto.
All'operazione infrastrutture viene assegnato il significato del rilancio dell'economia e dell'occupazione. Si tratta di un nuovo corso a carattere globale con enormi investimenti (seppure ogni paese lo configura con caratteristiche differenti). In realtà difficilmente questo tipo di politiche avrà un vero effetto anticiclico (ancora meno miglioreranno le condizioni di vita dei lavoratori colpiti dalla crisi), ma sicuramente servirà a trasferire risorse dal pubblico alle imprese private che sono impegnate in questo settore di mercato.

La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico.

Tutti gli studi condotti negli ultimi anni, infatti, a partire da quelli degli advisor ingaggiati dalla Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte) indicano in alti tassi di crescita del meridione (almeno il 3,8 %) la condizione perché il ponte possa essere seppur minimamente profittevole. A tali tassi corrisponderebbe, infatti, un incremento dei transiti che indurrebbe quegli introiti che giustificherebbero economicamente l'opera.
Com'è evidente, però, siamo molto lontani da questi dati ed infatti negli ultimi anni il traffico nello Stretto di Messina ha visto un netto ridimensionamento piuttosto che l'auspicato incremento. I tanto sbandierati ingorghi agli imbarcaderi (che giustificherebbero l'opera) sono in realtà ormai rari e in larga misura causati da una riduzione della flotta e dalla progressiva opera di dismissione portata avanti dalle Ferrovie dello Stato nel mezzogiorno.
E allora sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un'opera che non dà alcuna garanzia di profitti (nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell'investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive. Inoltre, i 40000 addetti propagandati dal Governo sono da ridurre, secondo recenti studi, basati peraltro anche sulle rilevazioni condotte dagli advisor, a circa 5000 di cui solo 2000 locali. Il movimento Noponte ha sempre motivato la sua contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc..
Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!!

Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte.
Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa, né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato. è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione.
Per fermare nuovamente la costruzione del ponte sullo Stretto sarà oggi necessario ricostruire le condizioni che portarono a quella grande mobilitazione di piazza.
Lo abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo.

Costruiamo insieme una grande manifestazione per giorno 8 Agosto 2009!!!
(autore Farolit)

http://www.retenoponte.it/

8.6.09

A.A.A. Yabooks cerca editor

Ormai da qualche mese collaboro con i creatori di Yabooks allo sviluppo di questo meraviglioso progetto editoriale e librario che sta prendendo forma sotto le nostre mani.
Siamo già in fase di reclutamento dei collaboratori che andranno formare il comitato editoriale: il loro ruolo sarà quello di selezionare gli autori emergenti e le opere da pubblicare tramite la casa editrice Yabooks Editori.
Per darvi la possibilità di candidarvi, pubblico anche qui l'annuncio creato a questo scopo.

Quante volte ti sei detto, chiudendo il libro vincitore del premio del secolo, che se fossi stato nel comitato editoriale del concorso lo avresti volentieri cestinato?
Quante volte hai pensato che il libro veramente in grado di appassionarti non sia ancora stato pubblicato?
Quante volte ti piacerebbe dimostrare la tua competenza letteraria e far valere la tua opinione su una scelta editoriale?

Oggi hai la possibilità di farlo e di far parte di un comitato di lettura che selezionerà i testi di nuovi autori per la casa editrice Yabooks Editori. Fai sentire la tua voce.

Invia il tuo curriculum vitae, le tue preferenze di lettura e una breve autobiografia a curriculayabooks@yahoo.it

Ci sono libri inediti che aspettano di essere scoperti da TE!

5.6.09

Uno Scrigno pieno di tesori

Sono felice di collaborare con Scrigno, che oggi diventa una realtà sempre più degna di nota.











Articolo tratto dal quotidiano Il cittadino del 4 Giugno 2009.

28.5.09

Dietro le quinte

La mezza all'inizio dello spettacolo! Tuona la voce del direttore di scena attraverso l'interfono nei camerini.
Fermento, nervosismo, frenesia. Inizia la corsa all'ultima mezz'ora prima di andare in scena. L'ennesimo ritocco al trucco, qualche linea più scura del solito a far risaltare occhi, labbra, sopracciglia. Poi i capelli, raccolti solo a metà e lasciati ricadere morbidamente su una spalla sola, come in un ritratto antico. Intorno alla testa una bandana rossa con monetine d'oro tintinnanti, che incoronano la fronte e segnano il passo intonando un inno alla joie de vivre.
Adesso il gran rito della vestizione, in cui la gitana prende forma: prima la sottogonna di cotone bianco a righine rosse, rigida e corposa per dare spessore, poi la gonna rossa di doppio velo trasparente, vaporosa e trattenuta civettuolamente su un fianco, per consentire alla gamba nuda di far capolino; la fusciacca arrotolata in vita, stretta e alta per rendere più sinuosa la figura di donna. Per il sopra, un reggiseno rosso di pizzo, che spinge su le curve con fare provocatorio, si intravede sotto la camicia da gitana di seta bordeaux trasparente, con maniche arricchite di volant che si esibiscono in una loro danza personale durante il momento del flamenco. Infine le scarpe nere da carattere, col tacco grosso e la punta décolleté, che sembrano voler trascinare chi le indossa verso i sobborghi nomadi della periferia sivigliana.

Signori artisti in palcoscenico. Ha inizio lo spettacolo.
Cantati, ballerini, figuranti, ci riversiamo giù dai vari piani del teatro verso il palcoscenico, come un popolo di topolini agghindati a festa che emettono fruscii di sete e taffetà al loro passaggio, attratti dalla voce suadente del pifferaio magico che dirige il movimento di scena.
Ecco, siamo dietro le quinte.
E' buio. Le uniche luci visibili sono quelle di sicurezza, di un bel blu oltremare che ci arriva rassicurante tra i rossi accesi delle vesti, e le lucine bianche e timide sui leggii dei maestri di palcoscenico.
Tutto intorno è un brusìo sommesso.
Le cantanti del coro ripassano il primo movimento, mentre si aggiustano la scollatura per mettere meglio in mostra l'altare della loro seduzione. I cantanti non dimenticano mai di essere uomini ed elargiscono complimenti, ammiccano, sfiorano con lo sguardo la bellezza piena e sensuale delle loro prescelte.
I maestri danno le ultime raccomandazioni ed esortano a tacere.
I ballerini si riscaldano i muscoli, lamentandosi delle scarpe troppo strette o troppo larghe, della gonna che intralcia i movimenti, e segnano nell'aria ghirigori immaginari con le braccia, con le mani, con le gambe.
I figuranti si calano nella parte, aggiustano il costume, ripassano le entrate di ognuno.
I bambini del coro accennano giochi con le mani che richiamano l'attenzione degli adulti.
Gli attrezzisti si muovono veloci, tirando fuori oggetti dal misterioso cilindro del buio, disponendo cose e persone, sogni e realtà, in una scenografia di cui si intravede solo il contorno nella penombra dell'attesa.
L'aria è carica di profumi di donna, di tendaggi, di legno, di polvere. Sul palcoscenico anche la polvere ha un profumo speciale, che sa di borotalco e paillettes, e si stende tutto intorno come cipria.

Buio in sala. Sipario su.
Gli applausi lontani del pubblico pagante. L'ingresso del Maestro d'orchestra. La sua bacchetta che segna il silenzio battendo sul leggio e, in quel silenzio, quando tutto sembra trattenere il fiato in attesa di una rivelazione, esplodono gioiose le prime note della Carmen di Bizet.
Lo spettacolo comincia. Che inizi il sogno.

22.5.09

Heathcliff

Che ne sanno loro del cielo e dell’inferno.
Pregano per te.
Non sanno nulla e pregano per te.

La farò anch’io una preghiera.


Finchè io sarò in vita, continua a tormentarmi.
Non darti pace, perchè io non posso vivere senza la mia anima.
Io ti ho uccisa?
E allora tu perseguitami, tormentami!
Ci sono degli spiriti che tornano sulla terra.
E tu vienimi a cercare.
Non darmi un attimo di tregua, ti prego.
Non mi lasciare solo in questo abisso!


(cit. Cime tempestose - E. Bronte)

13.5.09

Frida e Diego: due ritratti di un amore

Questo libretto raccoglie tre scritti che tracciano, con intensità e sguardi diversi, i ritratti di Diego Rivera e Frida Kahlo.

Il primo scritto è di Frida Kahlo e fu pubblicato nel 1955, dopo la sua morte. Frida non amava scrivere, perchè temeva di non essere all'altezza, ma quando le chiesero di introdurre il lavoro di Diego lo fece con la devozione che sempre riservò al marito.

Il secondo ritratto porta la firma di Diego Rivera, il quale descrive la sua "Friduchita" nella sua veste di pittrice che, come mai donna aveva fatto fino ad allora, era stata capace di mettere sulla tela tanta disperata poesia.

Il terzo scritto è della poetessa Patrizia Cavalli e descrive i due pittori, soprattutto la figura di Frida, offrendo un punto di vista esterno alla coppia.

Quello che appare chiaramente dai primi due ritratti è il diverso modo d'amarsi e raccontarsi dei due protagonisti.

Frida racconta Diego nella sua essenza di uomo, prima che di pittore, l'uomo visto dagli occhi innamorati della moglie, il suo mostro adorabile; lo descrive nella sua connotazione di compagno, oltre che d'artista, protagonista assoluto di quello che definì un matrimonio tra un elefante e una colomba. Lo sostiene come alleata a qualunque costo, come fece per tutta la vita, anche durante gli anni in cui furono divorziati. Gli scontri continui tra i due, le loro diversità, l'indole da dongiovanni di Diego, il suo votarsi totalmente alla sua arte, vengono descritti qui da Frida come elementi di stimolo per la coppia. Ma chi ha letto il suo diario potrà trarre come me la conclusione che queste sue esternazioni siano l'ennesimo volto della maschera che Frida indossò per tutta la vita, anche nel rapporto col marito, e che gli piacque lasciare ai posteri. In realtà Frida ebbe sempre la profonda consapevolezza di non potere possedere quest'uomo, diviso fra tre grandi passioni: l'arte, il marxismo e le donne.

Nel ritratto che Diego fa della compagna, datato 1943, protagonista è l'arte di Frida, di cui Diego fu grande estimatore. La donna Frida sembra solo un'ombra sullo sfondo della pittura di cui è creatrice, a differenza di ciò che leggiamo nel primo scritto, in cui il pittore appare chiaramente come il fulcro dell'universo della moglie. Qui Rivera scrive un piccolo saggio di storia dell'arte, che mira ad inquadrare l'opera della moglie a metà strada tra correnti artistiche tradizionali, con evidenti influenze indoamericane, e moderne. L'arte di Frida è quella del ritratto, della rappresentazione della propria realtà, tematica che torna con fare ossessivo. Ma come dice Diego, Frida dipinge la sua realtà perchè l'ha conosciuta a fondo, perchè è un'artista che si è strappata il seno e il cuore per dire la verità biologica di quel che sente.

Da questi ritratti, così diversi nell'intensità e nell'intenzione, emergono due modi diversi d'amare, spesso in grande conflitto, che hanno connotato la relazione di questa coppia fino alla fine, con la morte di lei nel luglio 1954.

30.4.09

L'incubo di un incantesimo

Mi sono trascinata nella lettura di questo romanzo, perché amo il soggetto del libro e perché ero mossa dalla speranza che l’autrice stesse per dare una svolta sorprendente allo sproloquio che incontravo pagina dopo pagina. Ho creduto, ma sono stata delusa.
Questo è uno dei libri più brutti che abbia mai letto, di sicuro è quello che mi ha più indignata, sia come lettrice che come estimatrice di Frida Kahlo.
Intanto mi chiedo cosa dovesse essere quest’opera nella mente di chi l’ha scritta: una biografia? un romanzo? un editoriale per un giornale scandalistico? o il delirio di un’autrice drogata?!

Mi arriva soprattutto come un prodotto di pessimo gusto, in cui il turpiloquio è inserito per shockare e non è strumentale al racconto (“Sei un rottinculo. Non ti scoperò mai più, gli dissi. Poi me ne andai di casa. oppure “Sono stanco di Cristina. L’incesto è sopravvalutato. Devi tornare subito”, dice Diego. “Mangia merda” gli dico. “Strozzati con i tuoi escrementi”), la volgarità è snocciolata come stile di vita del soggetto protagonista (Volevo essere una pubblica via dove le donne sputano, e un uomo si appoggia alla pietra mentre un altro s’inginocchia all’altezza della sua cintola. (...) Ero fotogenica. L’obiettivo era una lingua e io dicevo leccami.), la narrazione assume le sembianze della diffamazione (“I tuoi quadri sono brutti” diceva Diego. “Mai quanto la vita” replicavo).
Ogni momento della vita di Frida Kahlo, soprattutto i più intimi, delicati e drammatici, vengono visti e deformati attraverso la lente distorta di un voyerismo macabro, sfociante nel morboso. Se quello di chi scrive voleva essere un tentativo di rappresentare il delirio narcotico degli ultimi anni della vita della pittrice, malata e in fin di vita, sicuramente è stato un tentativo fallito.

Eppure non mi sento di dire che il libro sia tutto da buttare, perché a tratti, molto rari in verità, l’autrice è capace di una scrittura piena ed elegante, che riesce miracolosamente ad incastonare perle inaspettate di profonda e poetica riflessione, nel fango maleodorante del resto del racconto: (mia figlia) avrebbe riconosciuto i momenti cruciali nei quali mi ero affidata al caso, le decisioni, i ponti che avevo costruito a mano, legandoli con strisce della mia pelle. Ci sono golfi che non si possono attraversare in nessun modo conosciuto. Esigono parti del corpo come riti di passaggio. Immagini quasi abbaglianti in tanto buio letterario, e che danno al lettore l’impressione di tornare alla luce dopo esser caduti per errore in uno stretto pozzo nero: Capivo perché le donne portano il velo, come possano arrivare a desiderare quella rete protettiva. Filtra ciò che è improvviso, intrusivo, le osservazioni brutali e il loro effetto cumulativo. Una donna può diventare immune all’insulto e alla lusinga. Può creare forme insolite di travestimento.

Ma sopra ogni cosa indigna il verbo in prima persona utilizzato nella narrazione, come se fosse un’autobiografia, come se fosse la stessa Frida a raccontarsi, con cinismo e disprezzo inauditi: La sagoma del mio volto è quella di un sudicio topo di fogna. Non avrei dovuto azzardarmi a dirlo a tutti. Ero convinta di restare nascosta dietro rampicanti e drammi a tinte forti. Le emozioni che Frida aveva nascosto dietro la maschera del suo costume da tehuana qui vengono gettate sul banco degli imputati e trattate come sozzure, trapelate maldestramente dalle sue tele.
Metafore improbabili, turpiloquio e immagini gratuitamente sordide si susseguono per ottenere lo sbalordimento del lettore, restituendo di Frida e Diego un ritratto volgare, meschino e infinitamente riduttivo per due personalità complesse come le loro, fatte sicuramente di ombre, ma anche di molte luci e colori.

Più che un romanzo biografico, lo definirei un delirio narcotico dell’autrice. Più che un incantesimo, un vero incubo.

Yabooks e la casa editrice che non c'è

Dopo decenni di strapotere degli editori sulle decisioni di pubblicazione delle opere letterarie, per una volta la piramide del potere editoriale potrebbe essere capovolta e la scelta di cosa mandare in stampa potrebbe essere posta nelle mani della "base", cioè degli stessi lettori.
Vi sembra un pò surreale come idea? Si, in effetti lo è, perchè racchiude una buona dose di buon senso e spirito democratico, elementi di cui oggigiorno s'è perso l'uso .

Questa idea per fortuna "rischia" di non rimanere solo un concetto astratto, ma sta per diventare realtà, grazie all'ingegno, alla volontà e alla capacità visionaria di un gruppo di persone che hanno creato un social network sui libri, Yabooks, che punta a diventare la casa editrice di noi lettori, e anche qualcosa di più: una potente voce dal basso che orienta il mercato editoriale in base alle preferenze dei lettori.

Tanto geniale, quanto semplice. Apparentemente.
Per riuscire a realizzare tutto ciò, Yabooks ha bisogno di tutti noi, che formiamo la base della piramide. Quindi, se siete scrittori in cerca di un'occasione, se amate scrivere recensioni sui libri o se siete semplicemente dei lettori, unitevi alla community di Yabooks per far sentire la vostra voce e diventare parte del progetto.

Per unirvi a noi cliccate su Yabooks, che al momento è ospitato sulla piattaforma Ning, ma che sta cambiando veste con un sito realizzato ad hoc da un importante partner tecnologico che crede nel progetto come noi.